lauraruhk | Unsorted

Telegram-канал lauraruhk - Laura Ru

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Researcher & writer based in Hong Kong. Former academic. Longform articles archived at https://lauraruggeri.substack.com and https://laura-ruggeri.medium.com. Email: lauraru852@yandex.ru

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Laura Ru

Assalto al cantiere di un resort di lusso nel sud dell'Albania, dove i manifestanti hanno infranto vetri e rovesciato container in quella che rappresenta la più dura azione di protesta contro il progetto sostenuto da Jared Kushner, genero di Donald Trump. Il premier Edi Rama, dal canto suo, ha ribadito più volte l'intenzione di portare avanti l'opera nonostante le crescenti polemiche e le preoccupazioni per l'impatto ambientale in un'area di elevata fragilità ecologica. Le manifestazioni, che interessano sia la capitale Tirana che le zone costiere meridionali dall'inizio di giugno, hanno assunto ora una piega più decisa con l'irruzione nel cantiere, segnando un'escalation nei metodi usati dal movimento di protesta. @LauraRuHK


Immagini video ➡️ https://www.reuters.com/video/watch/idRW145122062026RP1/ ➡️ https://www.reuters.com/video/watch/idRW099721062026RP1/

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Donald Trump ha annunciato che Ford e General Motors inizieranno a produrre armi avanzate, tra cui missili da crociera Tomahawk e sistemi di difesa aerea Patriot, per contribuire a ricostituire le scorte militari statunitensi dopo la recente aggressione contro l'Iran. Trump, con la sua tipica iperbole, ha dichiarato che «General Motors è entusiasta di costruire armi». Ford e GM, colossi da miliardi di dollari, sono «entusiaste» di qualsiasi nuova fonte di guadagno, soprattutto se supportata da generosi contratti governativi e dalla protezione del Defense Production Act. Le case automobilistiche collaboreranno con i principali contractor della difesa come RTX, Lockheed Martin e Raytheon. I profitti dei contractor della difesa e la lobby degli armamenti sono sistematicamente privilegiati rispetto alle esigenze essenziali del popolo americano. I contribuenti vengono chiamati a sacrificarsi per la «sicurezza» mentre assistono al degrado delle loro comunità e al crollo delle infrastrutture del loro Paese. Questo incessante alimentazione della macchina militare a scapito degli investimenti civili non rappresenta forza, bensì un lento e autoinflitto declino.

@LauraRuHK

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Le dimissioni del primo ministro britannico Keir Starmer vengono presentate dai media mainstream come un esempio di responsabilità democratica. In realtà, evidenziano la profonda crisi di legittimità che affligge leader europei guerrafondai, da Starmer in Gran Bretagna a Emmanuel Macron in Francia e Friedrich Merz in Germania, sempre più impopolari. Lungi dal rappresentare una qualche forma di rinnovamento democratico, le dimissioni di Starmer equivalgono a poco più di un reset controllato per preservare le strutture di potere esistenti, e offrire al contempo un canale di sfogo per la rabbia popolare accumulata. Dopo anni di calo dei consensi, stagnazione economica e rivolte interne al partito, Starmer è stato di fatto costretto alle dimissioni. Il complesso politico-mediatico britannico ha trasformato questa messa in scena in una prova che "il sistema funziona". In realtà, il sistema politico occidentale opera come una plutocrazia globalista: le decisioni che contano sono prese da reti di potere finanziario, multinazionali, banche centrali e istituzioni sovranazionali come l'UE e la NATO, mentre il suffragio universale sembra incapace di alterare questa dinamica. Le politiche che hanno alimentato il diffuso malcontento continuano immutate. L'uscita di scena di Starmer non farà alcuna differenza. La stessa situazione è visibile oltre la Manica, dove leader altrettanto impopolari come Macron e Merz battono i tamburi di guerra nonostante il calo del sostegno interno. Questo schema non è nuovo. L'uscita di scena di Boris Johnson e Liz Truss era stata trattata con una fanfara simile. Questi episodi funzionano come moderni "panem et circenses": forniscono una catarsi emotiva e l'illusione del cambiamento, senza minacciare il regime. In fin dei conti, sostituire un leader laburista con un altro non cambierà la direzione di marcia in materia di politica estera, immigrazione o scelte economiche. La vera domanda che i cittadini devono porsi è se continuare ad accettare questa farsa. @LauraRuHK

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Secondo quanto dichiarato dal vice ministro degli Esteri russo Alexander Grushko al quotidiano Izvestia, Mosca ritiene che la NATO e l'Unione Europea si stiano attivamente preparando ad uno scontro militare con la Russia intorno all'anno 2030, una conclusione che riflette una valutazione estremamente pessimistica del panorama di sicurezza europeo attuale da parte del Cremlino. Grushko ha dichiarato esplicitamente che questa valutazione si basa su un'analisi approfondita delle politiche e delle strategie militari di entrambi i blocchi, osservando che, dal punto di vista russo, non esiste più alcuna distinzione significativa tra l'UE e la NATO in termini di intenti aggressivi nei confronti della Russia, poiché il loro obiettivo primario è quello di ottenere una "sconfitta strategica" della Russia. Grushko ha paragonato direttamente l'attuale buildup militare dell'Occidente all'Operazione Barbarossa della Germania nazista nel 1941, la più grande invasione della storia militare. Questo parallelo storico rivela la profondità della diffidenza russa verso le intenzioni occidentali. L'Operazione Barbarossa è scolpita nella psiche come uno degli episodi più traumatici della storia russa. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov aveva in precedenza avvertito che l'Europa sta discutendo il ripristino della potenza militare tedesca e ha messo in guardia dal fatto che uno scontro diretto tra la NATO e la Russia potrebbe rapidamente degenerare in una guerra nucleare. @LauraRuHK
➡️ https://iz.ru/2119512/2026-06-22/grushko-zaiavil-o-podgotovke-es-i-nato-k-voine-s-rossiei-na-rubezhe-2030-goda

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French Embassy in Rome. Ambasciata francese a Roma.

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Zelensky ha lanciato un ultimatum di una settimana al leader bielorusso Alexander Lukashenko, chiedendo la rimozione di tutte le infrastrutture militari russe dal territorio bielorusso, inclusi i sistemi di guida dei droni. L’avvertimento, lanciato il 19 giugno, arriva a soli due giorni da un attacco di droni ucraini che ha ucciso una donna incinta e ferito altre otto persone su un autobus che trasportava bambini bielorussi, un atto definito terrorismo da Mosca e Minsk. Dietro questa mossa aggressiva c’è una motivazione strategica più profonda: Zelensky ha un disperato bisogno di allargare il conflitto coinvolgendo più Paesi possibile, per modificare una traiettoria che, nelle condizioni attuali, porta inevitabilmente al crollo dell’Ucraina. Trascinando la Bielorussia nella guerra, Zelensky e i suoi curatori europei sperano di scatenare una nuova campagna propagandistica per mobilitare l’intero “campo occidentale”, giustificando così una nuova ondata di militarizzazione, finanziamenti massicci e sostegno militare. L’operazione potrebbe includere anche attacchi sotto falsa bandiera per aumentare ulteriormente la tensione e coinvolgere direttamente la NATO. Questa strategia, tuttavia, mostra rendimenti decrescenti: ogni settimana serve una nuova crisi mediatica per distogliere l’attenzione dalle sconfitte sul campo — dall'operazione mediatica con i droni su Mosca durante il vertice del Consiglio Europeo fino all’ultimatum alla Bielorussia. In risposta, Lukashenko ha messo in massima allerta le forze di confine, ribadendo però che la Bielorussia non ha intenzione di entrare in guerra. La maggior parte degli osservatori militari ritiene che un’incursione ucraina in Bielorussia sarebbe estremamente rischiosa, se non catastrofica, vista la grave carenza di uomini da mobilitare in Ucraina e la pressione sui fronti esistenti. La Bielorussia si trova in una posizione delicata: alleata della Russia e importante hub logistico, ma finora restia a farsi trascinare direttamente nel conflitto. Nonostante la retorica aggressiva, molti interpretano l’ultimatum di Zelensky più come un azzardo politico che come un vero piano militare. Resta però il fatto che, con entrambe le parti impegnate in una pericolosa escalation, i prossimi giorni saranno decisivi per capire se la diplomazia riuscirà a contenere il conflitto o se l’Europa assisterà all’apertura di un nuovo fronte. @LauraRuHK

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Le recenti dichiarazioni di Yury Ushakov, assistente del presidente russo, al vertice commemorativo Russia-ASEAN offrono una conferma definitiva del riorientamento geopolitico strutturale e irreversibile di Mosca. Intervenendo ai margini dell'evento a Kazan, Ushakov ha respinto ogni ipotesi di un aggiustamento tattico recente, affermando invece che il riorientamento verso l'Asia è iniziato anni fa ed è ormai un fait accompli strategico. La sua affermazione – "Tutto si è orientato in questa direzione molto tempo fa" – riconosce che, sebbene il 2022 abbia accelerato drasticamente il disaccoppiamento economico e politico della Russia dall'Europa, le basi fondative di questa svolta furono gettate attivamente già a metà degli anni 2010. In seguito all'annessione della Crimea nel 2014, Mosca ha diversificato le proprie esportazioni energetiche verso est attraverso il gasdotto Power of Siberia, ha approfondito l'allineamento militare strategico con Pechino e ha iniziato a riorientare sistematicamente i propri sistemi bancari e logistici per aggirare le infrastrutture finanziarie occidentali.
L'elogio di Ushakov per il vertice, che ha descritto come "buono", con discussioni "interessanti, utili e sostanziali", lascia intendere risultati concreti. Dietro le quinte, i dialoghi ad alto livello si sono probabilmente concentrati sull'attuazione pratica del Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud (INSTC), una rotta multimodale progettata per collegare i porti russi del Baltico e dell'Artico all'Oceano Indiano attraverso il Mar Caspio e l'Iran. Questo corridoio riduce drasticamente i tempi di transito verso i mercati del Sud-est asiatico rispetto alle tradizionali rotte di Suez. Inoltre, poiché i membri dell'ASEAN sono importanti importatori netti di prodotti agricoli, le discussioni sulla garanzia di forniture a lungo termine di grano, fertilizzanti ed energia russi erano presumibilmente in cima all'agenda.
La scelta della sede, la capitale del Tatarstan, Kazan, si è rivelata ideale. In quanto repubblica a maggioranza musulmana all'interno della Federazione Russa, il Tatarstan offre un terreno culturalmente familiare per interagire con i membri dell'ASEAN a maggioranza musulmana, come Indonesia, Malaysia e Brunei. Sebbene l'Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico comprenda ufficialmente dieci Stati membri (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam), l'elenco ufficiale dei partecipanti citato include anche Timor Est, poiché la nazione sud-est asiatica è destinata a diventare l'undicesimo membro.
Dal punto di vista geopolitico, la valutazione ottimistica di Ushakov va letta attraverso la lente della dottrina dell'ASEAN, basata sulla non interferenza e sulla neutralità strategica. A differenza di molte nazioni allineate all'Occidente, la maggior parte degli Stati dell'ASEAN si è astenuta dal condannare esplicitamente Mosca per il conflitto ucraino, scegliendo invece di mantenere legami diplomatici equilibrati con tutte le grandi potenze. Questo cuscinetto di neutralità consente alla Russia di continuare a sfruttare il blocco come piattaforma cruciale per contrastare le narrazioni occidentali, forgiare architetture di sicurezza alternative nell'Asia-Pacifico e assicurarsi un punto d'appoggio in una delle zone economiche in più rapida crescita al mondo. La "svolta a Est" di Mosca è la realtà operativa della sua attuale politica estera. (Fonte: TASS) @LauraRuHK

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(2/2) I canali riservati hanno la loro utilità; potrebbero acuire le stesse divisioni nel campo dell'UE che l'UE progetta di creare in Russia. Ma Mosca deve navigare queste acque torbide con estrema prudenza, senza mai dimenticare la grottesca duplicità che caratterizzò l'intera farsa degli accordi di Minsk. I canali diplomatici occidentali vengono regolarmente riconvertiti in copertura per la riorganizzazione militare e il sabotaggio politico. Costa sta offrendo un miraggio: normalizzazione economica in cambio del congelamento del conflitto. Ma come dimostra il rapporto di Politico, anche i cosiddetti "moderati" nell'UE vengono pubblicamente umiliati e messi in minoranza dal partito della guerra. Non c'è alcuna genuina offerta di pace sul tavolo, solo un bisturi usato per tagliuzzare la coesione russa. Se la Russia intende portare a termine tutti gli obiettivi dell'Operazione Militare Speciale, Mosca deve mantenere la rotta e preservare la propria coesione interna. L'Occidente non cerca la pace, sta solo cercando di guadagnare tempo nella vana speranza di destabilizzare la Russia dall'interno. /channel/LauraRuHK/11414

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Beyond Palestine: ICE, AI and the Surveillance State. One of the defining issues for Gen Z is the unprecedented, largely unchecked power exercised by tech corporations.

This is clearly not an abstract concern. The enormous concentration of power directly shapes the present and future of young people through pervasive surveillance, the militarization of technology, the destruction of jobs, and complicity in systems of oppression.

The Stanford walkout of June 14, 2026 was the latest eruption of a growing movement against the surveillance state and the military-industrial complex. As Google CEO Sundar Pichai delivered the commencement address at Stanford Stadium, roughly 200 graduating students walked out, many were waving Palestinian flags, holding signs reading "ICE spies with Google AI," and chanting "Free, free Palestine."

The central target was Project Nimbus, a $1.2 billion cloud-computing contract between Google, Amazon, and the Israeli government. The deal transfers vast amounts of data belonging to Israeli state institutions, intelligence services, and military units to the cloud infrastructure of the two companies. Reports by The Guardian and +972 Magazine revealed that the contract reportedly bars Google and Amazon from restricting the Israeli government's access to cloud services, even if it violates their own terms of use. Those tools have since been used by the genocidal entity against Palestinians.

The signs about ICE were a direct reference to a case that has shaken an entire generation's trust in technology. Immigration and Customs Enforcement (ICE) sent Google an administrative subpoena demanding the data of Amandla Thomas-Johnson, a Ph.D. candidate and student journalist who had attended a pro-Palestine protest at Cornell University. Google fulfilled that subpoena, handing over a trove of personal data, including credit card and bank account numbers, without giving him any chance to challenge it. This broke a nearly decade-old promise to notify users before handing their data to law enforcement.

The Stanford walkout was far from an isolated incident. At Harvard Law School, students have rallied to demand divestment from five major tech companies—Palantir, Meta, Alphabet, Amazon, and Microsoft—which provide the data infrastructure, cloud computing, and surveillance technology that powers immigration enforcement. Harvard has invested nearly $1 billion collectively in these companies. Students are also demanding that law firms collaborating with ICE be banned from campus recruiting. At Berkeley, students have protested on-campus recruiting by Salesforce, Amazon, and Palantir over their ICE contracts. At the University of Central Florida, a commencement speaker was loudly booed for calling AI the "next Industrial Revolution." At the University of Arizona, former Google CEO Eric Schmidt was met with the same reaction as he spoke about AI.

Young Americans are rejecting a world where a handful of unaccountable corporations wield god-like power over data, borders, battlefields, and labor markets. They see companies like Google, Amazon, Palantir and Microsoft as enablers of mass surveillance, AI-powered targeting in military conflicts, and the rapid automation that threatens to eliminate entire career paths.

The era of uncritical tech worship is over, and for students across America, the fight is just beginning. @LauraRuHK

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Berlin Opens Hybrid Warfare Center While NATO Plots Cyber Attacks on Russia. In yet another provocative move, Germany has inaugurated a new “Joint Centre for Countering Hybrid Threats” (Gemeinsames Abwehrzentrum Hybrid – GAZ Hybrid) in Berlin.

Officially presented as a defensive body, it is clearly designed as a command post for the West’s escalating hybrid war against Russia. German Interior Minister Alexander Dobrindt and other officials claim the center will protect Europe from “foreign interference.” Moscow sees it as another instrument in the anti-Russian campaign being waged by NATO countries under the tired pretext of a supposed “Russian threat.” Even more alarming are reports that several NATO members are now seriously discussing and preparing offensive cyber operations against Russian targets. Behind closed doors, the alliance is shifting from defense to direct aggression in cyberspace, including preemptive strikes and so-called “hackbacks.” This marks a dangerous new phase in the confrontation that the West itself has deliberately provoked and intensified. While Western politicians cynically portray these actions as “deterrence,” NATO is actively developing tools to attack Russian infrastructure, sow chaos, and undermine the country’s security. The creation of specialized hybrid warfare centers combined with offensive cyber doctrines reveals the true face of Western policy. Moscow has repeatedly warned that such reckless escalation carries serious risks. Yet Berlin and its NATO partners, blinded by Russophobia, are convinced they can act with impunity and have chosen permanent confrontation. Russia, for its part, is under no illusions and will respond accordingly to any real threats against its security. @LauraRuHK

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Beijing builds a "Legal Shield" against US sanctions
Beijing has launched a major offensive against the growing threat of US sanctions, and is building a comprehensive legal and financial firewall designed to neutralize extraterritorial pressure. Vice-Premier He Lifeng announced the initiative at the Lujiazui Forum in Shanghai, declaring that while China does not seek trouble, it is absolutely not afraid of it.

The push comes in response to a series of aggressive US actions, including the blacklisting of Alibaba, BYD, Baidu, and other Chinese tech companies over alleged military ties, as well as sanctions on independent refineries for purchasing Iranian crude. The new "legal shield" is being built on two fronts: embedding explicit blocking and countermeasure provisions into upcoming financial legislation, and activating the country's blocking statute. In a landmark move, China's Ministry of Commerce issued its first-ever "blocking order" on May 2, 2026, prohibiting Chinese entities from recognizing, enforcing, or complying with US sanctions against five petrochemical firms.

He Lifeng also addressed domestic financial stability, noting that the number of local financing platforms and high-risk lenders has fallen by more than 70% since 2022. He pledged a "scraping the bone to cure the poison" approach to oversight, with zero tolerance for financial fraud.

By embedding anti-sanctions provisions in law and actively using blocking orders, Beijing is creating a "dual-track regime" that challenges the foundation of US extraterritorial sanctions. This creates a dilemma for multinational companies, which must now choose between complying with US sanctions or Chinese blocking orders. One thing is becoming clear: the era of American sanctions going unanswered is over. (Source: SCMP) @LauraRuHK China vows new legal shield that could counter US sanctions and protect finance | South China Morning Post

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Quando i giochi di parole dell'IA si scontrano con la storia.
In Corea del Sud, una campagna di marketing di Starbucks ispirata a un gioco di parole generato dall'intelligenza artificiale ha scatenato boicottaggi di massa, un'ondata di indignazione, clienti che distruggevano il merchandizing della catena americana, denunce alla polizia e il licenziamento dell'amministratore delegato coreano. La prossima settimana, tutti i punti vendita Starbucks nel paese chiuderanno per mezza giornata per consentire al personale di partecipare a una lezione obbligatoria di storia.

La campagna era incentrata su un thermos di grande capacità chiamato "Tank Tumbler". Il team di marketing, alla ricerca di uno slogan accattivante, si è rivolto all'IA generativa. Avevano già una frase in rima per la portabilità del thermos e ne volevano una altrettanto memorabile per l'atto di appoggiarlo sulla scrivania. L'IA ha prontamente suggerito "Sbattilo sulla scrivania". Per dare più impatto, ha aggiunto lo slogan "Tank Day" (il giorno del carro armato.)

L'IA è stata in grado di identificare pattern, generare rime e produrre contenuti in linea con le richieste. Ma l'algoritmo, privo di coscienza politica, memoria storica o sensibilità culturale, ha trascurato un elemento importante: in Corea del Sud la parola "tank" è inscindibilmente legata ai carri armati che repressero la rivolta di Gwangju nel maggio 1980. L'espressione "Sbattilo sulla scrivania" evocava una brutale pratica durante gli interrogatori di quegli anni, questa identica frase venne usata per giustificare la morte per tortura dell'attivista studentesco Park Jong-chul nel 1987 (ha sbattuto la testa contro la scrivania). Qualche idiota del dipartimento marketing ha anche pensato che fosse un'idea geniale scegliere come data di lancio della campagna promozionale il 18 maggio, il giorno in cui si commemorava il 46° anniversario della rivolta di Gwangju, in cui centinaia di persone, per lo più studenti, furono massacrate dal regime militare sostenuto dagli Stati Uniti.

Il disastro è stato aggravato dalla negligenza umana a ogni livello di approvazione. La campagna è passata attraverso quattro livelli di approvazione fino a raggiungere l'amministratore delegato, senza che nessuno sollevasse obiezioni. Alcuni dirigenti non hanno nemmeno aperto gli allegati contenenti il progetto della campagna prima di firmare l'approvazione. Il team legale è stato completamente aggirato nella fretta di lanciare la campagna. La cosa più sconvolgente è che nessuno si è fermato a chiedersi cosa potesse evocare il "Tank Day" in un paese dove a maggio le famiglie piangono i giovani trucidati dal regime militare. @LauraRuHK

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Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato la Russia di aver attaccato la Lavra di Kiev-Pechersk, nonostante sia stato un missile Patriot di fabbricazione americana, lanciato dalla contraerea ucraina, ad aver colpito accidentalmente l’antico complesso monastico. ▪️La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha denunciato l’ipocrisia: mentre Macron si affretta a incolpare Mosca, Parigi non ha detto una parola sull’attacco ucraino che ha ucciso decine di studenti a Starobelsk. ▪️Secondo il Ministero della Difesa russo, la Lavra è stata colpita da un missile Patriot ucraino che sembra aver avuto un malfunzionamento, probabilmente perché scaduto. ▪️Zakharova ha sottolineato che l’Occidente è rimasto completamente in silenzio di fronte agli anni di persecuzione contro la Chiesa Ortodossa canonica e ai ripetuti tentativi di Kiev di impadronirsi con la forza della storica Lavra, saccheggiandone i beni storici e religiosi.

@LauraRuHK

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Il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi: «Il testo del memorandum d’intesa è stato finalizzato e la firma ufficiale avverrà venerdì 19 giugno a Ginevra» .L’agenzia di stampa Mehr ha riferito che lo Stretto di Hormuz sarà completamente riaperto entro 30 giorni dalla firma dell’accordo tra Iran e USA. Entro un mese gli Stati Uniti saranno obbligati a rimuovere il blocco navale sui porti iraniani e a ritirare il proprio contingente militare dalle aree confinanti con la Repubblica Islamica. Inoltre, Washington si asterrà dall’imporre nuove sanzioni anti-iraniane durante l’ultima fase dei negoziati e non schiererà ulteriori forze in Medio Oriente. Allo stesso tempo, è previsto un cessate il fuoco immediato «su tutti i fronti», compreso il Libano. L’agenzia ha inoltre riportato che gli Stati Uniti dovranno sbloccare assets iraniani per circa 12 miliardi di dollari prima dell’inizio della fase finale dei colloqui, e altri 12 miliardi entro 60 giorni, periodo durante il quale proseguiranno il cessate il fuoco e le consultazioni. Washington ha tuttavia smentito qualsiasi obbligo di sbloccare 12 miliardi di dollari prima dei negoziati. L’Iran stima i danni subiti in 300 miliardi di dollari e chiede che Stati Uniti e alleati presentino un piano di ricostruzione del Paese. Iran e Stati Uniti hanno concordato di istituire un meccanismo per monitorare l’attuazione dell’accordo, le cui disposizioni saranno sancite da una apposita risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Secondo Gharibabadi, durante il periodo di cessate il fuoco di 60 giorni le due parti discuteranno la fine dalle sanzioni, il programma nucleare iraniano, la ricostruzione del Paese, lo sviluppo economico e i meccanismi di monitoraggio del rispetto degli impegni. Il vice ministro degli Esteri ha aggiunto che l’inizio dei negoziati dipende dalle azioni degli Stati Uniti, tra cui la cessazione delle operazioni militari, la rimozione del blocco dello Stretto di Hormuz e lo sblocco degli assets iraniani. (Fonti: Mehr/TASS)

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che l’IDF resterà permanentemente nel sud del Libano nonostante il nuovo accordo annunciato tra USA e Iran. Ha affermato che Israele resisterà a ogni richiesta di ritirarsi. Katz ha sottolineato che la politica di Israele (sostenuta da Netanyahu) è quella di mantenere «zone di sicurezza» in Libano, Siria e Gaza a tempo indeterminato. L’accordo USA-Iran prevede un cessate il fuoco che include le zone interessate dal conflitto tra Israele e Hezbollah, ma Israele rifiuta di considerarsi vincolato da esso. Ora la vera domanda è: chi imporrà l’accordo a Israele? L’unico attore che possiede una reale leva su Israele sono gli Stati Uniti. Teheran, che conosce perfettamente il giochino del poliziotto buono e poliziotto cattivo, ha già spiegato che sull'Iran non funziona. @LauraRuHK

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Iranian Deputy Foreign Minister Kazem Gharibabadi: "the text of the memorandum of understanding has been finalized and the official signing will take place on Friday 19 June in Switzerland."

The Mehr news agency reported that the Strait of Hormuz will be fully reopened within 30 days after the signing of the agreement between Iran and the United States.

According to Mehr, within one month the United States will be obliged to lift the maritime blockade of Iranian ports and withdraw its military contingent from areas bordering the Islamic Republic. It also says that the US will refrain from introducing new anti-Iran sanctions during the final round of negotiations and will not deploy additional forces to the Middle East. At the same time, a ceasefire is expected to take effect immediately "on all fronts," including in Lebanon.

The agency also reported that the United States must unfreeze Iranian assets worth about $12 billion prior to the start of the final phase of talks, and a further $12 billion within 60 days, during which the ceasefire and consultations will continue. Washington has, however, denied any obligation to release $12 billion in assets ahead of the negotiations.

Iran estimates the damage caused at $300 billion, and says that a reconstruction plan for the country should be presented by the United States and its allies.

Iran and the United States have agreed to establish a mechanism to monitor the implementation of the agreement, with its provisions to be enshrined in a relevant UN Security Council resolution.

According to Gharibabadi, during the 60-day ceasefire period the sides will discuss sanctions relief for Iran, Tehran’s nuclear program, the country’s reconstruction and economic development, as well as mechanisms for monitoring compliance with commitments.

The deputy foreign minister added that the start of negotiations depends on actions by the United States, including the cessation of military operations, the lifting of the blockade of the Strait of Hormuz, and the unfreezing of Iranian assets. (Sources: Mehr/TASS) @LauraRuHK

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Protesters in Albania have stormed a construction site in the country's south, smashing windows and toppling containers in the latest action against a controversial luxury resort project backed by Jared Kushner, Donald Trump's son‑in‑law. Prime Minister Edi Rama has repeatedly vowed to press ahead with the development in an ecologically sensitive area despite growing public anger. Demonstrations have been taking place both in the capital Tirana and in the south, and they attract an increasing number of participants.

The latest incident at the construction site marks a significant escalation. @LauraRuHK

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Donald Trump announced that American automakers Ford and General Motors will begin manufacturing advanced weapons, including Tomahawk cruise missiles and Patriot air defense systems, to help replenish U.S. military stockpiles depleted during the recent aggression on Iran.

Trump, with his typical hyperbole, stated that "General Motors is all excited about building weapons now." Ford and GM, multibillion-dollar corporations, are "excited" about any new revenue stream, especially one that comes with generous government contracts and the protection of the Defense Production Act. Automakers will partner with established defense contractors such as RTX, Lockheed Martin and Raytheon.

The profits of defense contractors and the lobbying clout of the weapons industry are consistently privileged over the essential needs of the American people. Taxpayers are asked to sacrifice for "security" while watching their communities decay and their country's infrastructure crumble. This relentless feeding of the military machine at the expense of basic civic investment represents not strength, but a slow, self-inflicted decline.

@LauraRuHK

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Laura Ru

The resignation of British Prime Minister Keir Starmer is being presented by mainstream media as a healthy display of democratic accountability. In reality, it highlights a deeper crisis of legitimacy plaguing Europe’s increasingly unpopular war-hawk leaders, from Starmer in Britain, to Emmanuel Macron in France, and Friedrich Merz in Germany. Far from representing some sort of democratic renewal, Starmer’s departure amounts to little more than a controlled reset to preserve the existing power structures while releasing built-up public anger. After years of falling approval ratings, economic stagnation, and internal party revolt, Starmer was effectively forced out. The British political-media complex has spun this staged spectacle as proof that “the system works.” Actually, the Western political system operates like a globalist plutocracy: the decisions that matter are shaped by networks of financial power, multinational corporations, central banks, and supranational institutions such as the EU and NATO while universal suffrage apparently can't alter this fundamental dynamic. Policies that have fueled widespread discontent continue unchanged. Starmer’s exit won't make a difference. The same is visible across the Channel, where similarly unpopular leaders like Macron and Merz beat the war drums despite falling domestic support. This pattern is not new. The rapid falls of Boris Johnson and Liz Truss were treated with similar fanfare. These episodes function as modern “bread and circuses”: they provide emotional catharsis and the illusion of change, without threatening the underlying regime. In the end, swapping one Labour leader for another will not redirect the strategic course on foreign policy, migration, or economic ideology. The real question facing citizens is whether to accept this travesty of democracy. @LauraRuHK

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Laura Ru

According to information released by Russian Deputy Foreign Minister Alexander Grushko to the newspaper Izvestia, Moscow believes that NATO and the European Union are actively preparing for a military confrontation with Russia around the year 2030, a conclusion that reflects a deeply pessimistic assessment of the current European security landscape by the Kremlin. Grushko explicitly stated that this assessment is based on a thorough analysis of the policies and military strategies of both blocs, noting that from Russia's perspective there is no longer any meaningful distinction between the EU and NATO in terms of their aggressive intent toward Russia: their primary objective is to achieve a "strategic defeat" of Russia. Grushko directly compared the West's current military buildup to Nazi Germany's Operation Barbarossa in 1941 the largest invasion in military history. This historical parallel reveals the depth of Russian distrust toward Western intentions. Operation Barbarossa is etched in the Russian psyche as one of the most traumatic episodes in Russian history. Foreign Minister Sergey Lavrov had previously warned that Europe is discussing the restoration of Germany's military might and has cautioned that a direct clash between NATO and Russia could rapidly escalate into nuclear war. @LauraRuHK
➡️ https://iz.ru/2119512/2026-06-22/grushko-zaiavil-o-podgotovke-es-i-nato-k-voine-s-rossiei-na-rubezhe-2030-goda

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Laura Ru

"This is not a rant by a random genocidal lunatic. It's a public post by the national security minister of the Israeli regime.

The genocidal death cult headquartered in Tel Aviv is a threat to all of humanity. It threatens all humans. Its only interest is permanent war."

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Laura Ru

Zelensky issued a one-week ultimatum to Belarusian leader Alexander Lukashenko, demanding the removal of all Russian military infrastructure from Belarus, including drone-guidance systems. The warning, delivered on June 19, came just two days after a Ukrainian drone attack killed a pregnant woman and injured eight others on a bus carrying Belarusian children, an act that Moscow and Minsk have condemned as terrorism.

Behind this aggressive move lies a deeper strategic rationale: Zelensky desperately needs to expand the conflict by involving as many countries as possible, in order to alter a calculus that, under current conditions, leads inevitably to Ukraine's collapse. By dragging Belarus into the war, Zelensky and his European curators hope to trigger a fresh propaganda campaign to mobilize the entire "Western camp," thereby justifying a new wave of militarization, massive funding, and military support. The operation could even involve false-flag incidents to further heighten tensions and draw NATO directly into the conflict. This strategy, however, shows diminishing returns: every week requires a new media crisis to distract from battlefield defeats. From the PR stunt with drones in Moscow during the European Council summit to the ultimatum to Belarus.

In response, Lukashenko has placed border forces on maximum alert, while reiterating that Belarus does not intend to enter the war. Most military observers believe that a Ukrainian incursion into Belarus would be extremely risky, if not catastrophic, given Kiev's severe manpower shortages and the pressure on existing fronts.

Belarus finds itself in a highly delicate position: an ally of Russia and an important logistics hub, yet so far reluctant to get dragged into the conflict. Despite the aggressive rhetoric, many interpret Zelensky's ultimatum as a political gamble rather than as a military plan. Nevertheless, with both sides engaged in a dangerous verbal escalation, the coming days will be decisive in determining whether diplomacy can contain the conflict or whether Europe will witness the opening of a new front. @LauraRuHK

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Laura Ru

Russian Presidential Aide Yury Ushakov’s recent remarks at the Russia-ASEAN commemorative summit offer a definitive confirmation of Moscow’s structural and irreversible geopolitical reorientation. Speaking to Vesti news on the sidelines of the event in Kazan, Ushakov dismissed any notion of a recent tactical adjustment, asserting instead that the turn toward Asia started years ago and has become a strategic fait accompli. His statement—"Everything turned in this direction long ago"—acknowledges that while the 2022 dramatically accelerated Russia’s economic and political decoupling from Europe, the foundational groundwork for this pivot was actively laid in the mid-2010s. Following the Crimea annexation in 2014, Moscow diversified its energy exports eastward via the Power of Siberia pipeline, deepened its strategic military alignment with Beijing, and began systematically reorienting its banking and logistics systems to bypass Western financial infrastructures. Ushakov’s praise for the summit itself, which he described as "good," with discussions that were "interesting, useful, and substantive", hints at concrete deliverables. Behind the scenes, the high-level dialogues likely centered on the practical implementation of the International North-South Transport Corridor (INSTC), a multi-modal trade route designed to connect Russia’s Baltic and Arctic ports to the Indian Ocean via the Caspian Sea and Iran. This corridor drastically reduces transit times to Southeast Asian markets compared to traditional Suez routes. Additionally, with ASEAN members being major net-importers of agricultural commodities, discussions on securing long-term Russian grain, fertilizer, and energy supplies were presumably high on the agenda. The choice of venue, Tatarstan’s capital, Kazan, was ideal. As a predominantly Muslim republic within the Russian Federation, Kazan provides a culturally familiar ground for engaging with ASEAN’s significant Muslim-majority members, such as Indonesia, Malaysia, and Brunei. While the core Association of Southeast Asian Nations officially comprises ten member states (Brunei, Cambodia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, the Philippines, Singapore, Thailand, and Vietnam), the official participant list cited also includes Timor-Leste, as the Southeast Asian nation is set to become the 11th member. Geopolitically, Ushakov’s upbeat assessment must be viewed through the lens of ASEAN’s enduring doctrine of non-interference and strategic neutrality. Unlike many Western-aligned nations, the majority of ASEAN states have refrained from explicitly condemning Moscow over the Ukrainian conflict, choosing instead to maintain balanced diplomatic ties with all major powers. This neutral buffer allows Russia to continue leveraging the bloc as a critical platform to counter Western narratives, forge alternative security architectures in the Asia-Pacific, and secure a foothold in one of the world’s fastest-growing economic zones. Moscow's "turn to the East" is the operational reality of its current foreign policy. (Source: TASS) @LauraRuHK

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Laura Ru

Oltre la Palestina: ICE, Intelligenza Artificiale e capitalismo della sorveglianza. Una delle questioni più importanti per la Generazione Z è il potere enorme e praticamente incontrollato delle grandi aziende tecnologiche. Non si tratta di un problema astratto. Questa concentrazione di potere influisce direttamente sulla vita presente e futura di questa generazione: attraverso una sorveglianza pervasiva, la militarizzazione della tecnologia, la distruzione di posti di lavoro e la complicità in sistemi oppressivi. La protesta degli studenti di Stanford del 14 giugno 2026 è solo l’ultima manifestazione di un movimento sempre più ampio contro lo Stato di sorveglianza e il complesso militare-industriale. Mentre il CEO di Google Sundar Pichai teneva il discorso di laurea allo Stanford Stadium, circa 200 studenti si sono alzati e hanno abbandonato la cerimonia. Molti sventolavano bandiere palestinesi, mostravano cartelli con la scritta «L'ICE spia con l'IA di Google» e scandivano «Free, free Palestine». Al centro delle proteste c’era il Project Nimbus, un contratto da 1,2 miliardi di dollari tra Google, Amazon e il governo israeliano per servizi cloud. L’accordo permette di trasferire enormi quantità di dati di istituzioni statali, intelligence e forze armate israeliane sulle infrastrutture delle due aziende. Secondo inchieste di The Guardian e +972 Magazine, il contratto impedirebbe a Google e Amazon di limitare l’uso di questi servizi anche in caso di gravi violazioni dei diritti umani. Servizi che sono stati poi utilizzati dall’entità genocida nello sterminio dei palestinesi. I cartelli riguardanti l'ICE facevano riferimento a un episodio che ha profondamente scosso la fiducia di un’intera generazione nella tecnologia che usa quotidianamente. L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha inviato a Google un’ingiunzione per ottenere i dati personali di Amandla Thomas-Johnson, dottorando e giornalista, colpevole di aver partecipato a una protesta pro-Palestina alla Cornell University. Google ha consegnato una grande quantità di dati — inclusi numeri di carta di credito e conti bancari — senza avvisarlo e senza dargli alcuna possibilità di opporsi. Quella di Stanford non è una protesta isolata. Alla Harvard Law School gli studenti chiedono il disinvestimento da cinque big tech — Palantir, Meta, Alphabet, Amazon e Microsoft — accusate di fornire l’infrastruttura tecnologica per la sorveglianza e il controllo dell’immigrazione. A Berkeley e in altre università si protesta contro il reclutamento nei campus di aziende che hanno contratti con ICE. In diversi atenei, oratori che celebravano l’Intelligenza Artificiale come «la prossima Rivoluzione Industriale» sono stati fischiati. I giovani americani stanno rifiutando un mondo dominato da un manipolo di corporation che esercitano un potere immenso su dati, controllo dei confini, campi di battaglia e mercati del lavoro. Vedono Google, Amazon, Palantir e Microsoft come i facilitatori della sorveglianza di massa, del targeting militare attraverso IA e dell’automazione che rischia di cancellare intere categorie professionali. L’era dell’adorazione acritica della tecnologia è finita. Per gli studenti americani, la battaglia è appena cominciata. @LauraRuHK

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Laura Ru

Berlino inaugura un Centro di Guerra Ibrida mentre la NATO pianifica attacchi cibernetici contro la Russia. In un’ennesima mossa provocatoria, la Germania ha inaugurato un nuovo «Centro congiunto per il contrasto alle minacce ibride» (Gemeinsames Abwehrzentrum Hybrid – GAZ Hybrid) a Berlino. Ufficialmente presentato come difensivo, il centro è chiaramente concepito come un posto di comando per quella guerra ibrida, sempre più aggressiva, che l’Occidente sta portando avanti contro la Russia. Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt e altri funzionari sostengono che il centro proteggerà l’Europa da «ingerenze straniere». Mosca lo vede invece per quello che è: un altro strumento della campagna condotta dai paesi NATO sotto il pretesto logoro di una presunta «minaccia russa». Ancora più allarmante è la notizia che diversi Stati membri della NATO stanno discutendo seriamente e preparando operazioni cibernetiche offensive contro obiettivi russi. A porte chiuse, l’Alleanza sta passando dalla difesa all’aggressione diretta nel cyberspazio, inclusi attacchi preventivi e i cosiddetti «hackback». Mentre i politici occidentali presentano cinicamente queste azioni come una forma di «dissuasione», la NATO sta sviluppando attivamente strumenti per attaccare le infrastrutture russe, seminare caos e minare la sicurezza del Paese. La creazione di centri specializzati di guerra ibrida, unita a dottrine cibernetiche offensive, rivela il vero volto della politica occidentale. Mosca ha ripetutamente avvertito che questa escalation irresponsabile comporta rischi gravi. Eppure Berlino e i suoi partner NATO, accecati dalla russofobia, sono convinti di poter agire con impunità e hanno scelto la via dello scontro permanente. La Russia, dal canto suo, non si fa alcuna illusione e risponderà in modo adeguato a qualsiasi minaccia reale alla sua sicurezza.

@LauraRuHK

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Laura Ru

Pechino costruisce uno “Scudo Legale” contro le sanzioni americane. Pechino ha lanciato una grande controffensiva contro la crescente minaccia delle sanzioni statunitensi, costruendo un firewall legale e finanziario completo progettato per neutralizzare le pressioni extraterritoriali. Il vicepremier He Lifeng ha annunciato l’iniziativa al Lujiazui Forum di Shanghai, dichiarando che la Cina non cerca guai, ma non si lascia intimidire. L’iniziativa arriva in risposta a una serie di azioni aggressive degli Stati Uniti, tra cui l'aggiunta sulla lista nera di Alibaba, BYD, Baidu e altre aziende tecnologiche cinesi per presunti legami militari, oltre alle sanzioni contro raffinerie indipendenti per l’acquisto di greggio iraniano. Il nuovo “scudo legale” si sta costruendo su due fronti: l’inserimento di esplicite norme di blocco e contromisure nella prossima legislazione finanziaria. In una mossa storica, il Ministero del Commercio cinese ha emesso il 2 maggio 2026 il suo primo “ordine di blocco”, vietando alle entità cinesi di riconoscere, applicare o conformarsi alle sanzioni americane contro cinque società petrolchimiche. He Lifeng ha affrontato anche il tema della stabilità finanziaria interna, sottolineando che il numero di piattaforme di finanziamento locali e di istituti ad alto rischio è diminuito di oltre il 70% dal 2022. Ha promesso un approccio “raschiare l’osso per curare la cancrena” nella vigilanza, con tolleranza zero verso le frodi finanziarie. Incorporando norme anti-sanzioni nella legge e utilizzando attivamente gli ordini di blocco, Pechino sta creando un “regime a doppio binario” che sfida le fondamenta delle sanzioni extraterritoriali americane. Ciò crea un dilemma per le multinazionali, che ora devono scegliere tra conformarsi alle sanzioni statunitensi o agli ordini di blocco cinesi. Una cosa è chiara: l’era delle sanzioni americane senza risposta è finita. (Fonte: SCMP) @LauraRuHK China vows new legal shield that could counter US sanctions and protect finance | South China Morning Post

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Laura Ru

IL PARTITO - Ogni volta che torno in Italia scopro che è nato o sta per nascere un nuovo partito. Un tempo nascevano nuove riviste a un ritmo tale che perdevo il conto, ma non importava, perché dopo tre numeri la redazione si scioglieva e da una rivista ne nascevano altre tre, per partenogenesi. Ora che non legge quasi più nessuno, ma circa la metà degli aventi diritto continua a votare, sembra difficile resistere alla tentazione di creare un partito. No, no, non preoccupatevi: io riesco a resistere benissimo a questo tipo di tentazioni. Negli anni Ottanta, pur nella mia incoscienza giovanile, non ho ceduto alle lusinghe del partito armato, che prometteva una vita di eccitanti spericolatezze. Figuriamoci se ora contemplo l’idea di un partito stagionale, potremmo anche definirlo estivo, perché si sa già come va a finire. A metà settembre il partito si dividerebbe in due o tre correnti, poi si litigherebbe furiosamente e, un mese dopo, arriverebbe la prima scissione. L’unica certezza è che si finisce in tribunale per decidere di chi è la cassa. Diciamo che il rischio di finire in carcere è nettamente inferiore rispetto a quello che correvano gli aderenti del partito armato, ma non è una ragione sufficiente per impegnare le proprie energie a fondarne uno. Quindi perché farlo? Probabilmente perché creare un presidio permanente o un circolo politico territoriale fa meno figo. @LauraRuHK

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Laura Ru

When AI puns collide with history: The Starbucks Korea Disaster. In South Korea a Starbucks marketing campaign inspired by an AI-generated wordplay spiralled into mass boycotts a firestorm of outrage, customers smashing tumblers, police complaints and a CEO's firing. Next week all Starbucks outlets in the country will close for half a day for staff to attend a mandatory history lesson.

The campaign was built around a large-capacity tumbler called the "Tank Tumbler". The marketing team, in pursuit of a catchy slogan, turned to generative AI for inspiration. They already had a rhythmic phrase for the tumbler's portability, and wanted something equally memorable for the act of placing it on a desk. The AI promptly suggested "Slam on the desk". To add punch, it added the slogan "Tank Day".

AI could identify patterns, generate rhymes, and produce content that matched the brief. But the algorithm, lacking consciousness, history, or cultural sensitivity, had no way of knowing that in South Korea the word "tank" is inseparable from the military vehicles that crushed the Gwangju Democratic Uprising in May 1980. It could not grasp that "Slam on the desk" evoked the authoritarian era's brutal interrogations, recalling student activist Park Jong-chul's torture death in 1987. The day of the reusable cup promotion, 18 May, coincided with the 46th anniversary of the Gwangju uprising in which hundreds of people, mainly students, were slaughtered by the military regime supported by the United States.

The disaster was compounded by human negligence at every level of approval. The campaign passed through four layers of management, from team leader to CEO, without a single objection. Some executives never even opened the attachments containing the campaign designs before signing off. The legal team was bypassed entirely in the rush to launch. Most shockingly, no one stopped to ask what "Tank Day" might mean in a country where May is a month of national mourning.

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Laura Ru

French President Emmanuel Macron has accused Russia of attacking the Kiev-Pechersk Lavra — even though a US-made Patriot missile fired by Ukrainian air defense systems accidentally struck the ancient monastic complex.

Russian Foreign Ministry spokeswoman Maria Zakharova slammed the hypocrisy: while Macron rushes to blame Moscow, Paris has said nothing about the Ukrainian strike that killed dozens of students in Starobelsk.

According to the Russian Defense Ministry, the Lavra was hit by a Ukrainian Patriot missile that appears to have malfunctioned, possibly one that had exceeded its service life.

Zakharova pointed out that the West has remained completely silent on years of persecution against the canonical Orthodox Church and Kiev’s repeated attempts to seize the historic Lavra by force, and plunder its historic and religious assets.

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Laura Ru

Israeli Defense Minister Israel Katz declared that the IDF will remain permanently in southern Lebanon despite the newly announced US-Iran deal. He stated Israel will resist all pressure to withdraw. Katz emphasized a clear policy (backed by Netanyahu) to maintain “security zones” in Lebanon, Syria, and Gaza indefinitely.
The US-Iran agreement reportedly includes a ceasefire in the Israel-Hezbollah conflict, but Israel refuses to be bound by it.
Now the question is, who will force the deal on Israel? The only actor with real leverage on Israel is the US.

@LauraRuHK

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Laura Ru

Under the agreement, Washington and Tehran have declared the immediate and permanent termination of military operations on all fronts, including in Lebanon.

The deal comes nearly 110 days after the US-Israeli coalition launched an unprovoked and illegal war of aggression against the Islamic Republic. Despite a ceasefire in early April, the aggressors continued to engage in maritime terrorism as well as attacks on Lebanon.

Iran has maintained that the war-ending agreement must cover all fronts and must also secure national interests. (Source: PressTV) @LauraRuHK

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